Arriva in Italia la “flat tax”

In Italia vige, in base a quanto affermato all’interno del documento più importante della nostra Repubblica, vale a dire la Costituzione, un sistema fiscale che viene definito “progressivo”. Spiegato in termini semplici, chi guadagna di più deve pagare di più in termini di imposte, e chi guadagna di meno paga di meno. Quindi, spiegando la questione in un altro modo ancora, le persone più abbienti, quelle che hanno una maggiore disponibilità economica, sono anche quelle che hanno una responsabilità maggiore agli occhi della comunità in cui vivono.

Sono loro, attraverso le tasse che pagano, a sobbarcarsi la maggior parte del sostentamento del sistema nazionale, dalla sanità al sostegno ai più poveri ed agli più anziani, sino alla manutenzione degli spazi pubblici. Questo almeno è quello che dovrebbe accadere in teoria, perché nei primi giorni del mese di marzo 2017 è stato pubblicato il decreto attuativo di una norma che già qualche tempo fa era stata approvata dal governo italiano, ai tempi in cui era Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Si tratta di quella che viene definita “flat tax” e che appare come una norma fiscale che ha lo scopo di attirare nel nostro Paese coloro che fanno una dichiarazione dei redditi piuttosto sostanziosa. Ecco nel dettaglio in cosa consiste questa flat tax. Nel momento in cui un residente all’estero, che abbia prodotto redditi non in Italia ma in un Paese straniero negli ultimi nove anni (vale a dire periodi contributivi), può decidere di spostare il proprio domicilio fiscale nel Bel Paese. Questa azione non richiede alcun particolare sforzo se non quello di barrare una casella all’interno del foglio relativo alla dichiarazione dei redditi. In questo modo gli verrà imposta una cifra forfettaria da versare, pari a 100 mila euro annui, più 25 mila per parenti che eventualmente vogliano a loro volta spostare il proprio domicilio fiscale. Lo scopo di questo provvedimento è facilmente spiegato. Si intende attirare in Italia il popolo dei cosiddetti “Paperoni”, ovvero di persone con una dichiarazione dei redditi talmente elevata che di certo non fanno alcuna difficoltà a sborsare 100 mila euro annui. I “ricconi” vengono attirati a spostarsi nel nostro Paese in virtù di un sistema fiscale agevolato. Questo non è un provvedimento nuovo in assoluto: lo hanno già adottato in forme simili nella sostanza altri Paesi Europei. La motivazione ufficiale è quella di attirare nuovi capitali nel Paese, ma il punto è che in questo modo si consente a chi di soldi ne ha già moltissimi di “aggirare” in modo legale la legge stessa. Se una persona che ha un guadagno modesto è comunque costretta a pagare il giusto ,con accise che di anno in anno continuano ad aumentare, chi invece ha disponibilità economiche ben più elevate viene, in un certo qual senso, autorizzato ad aggirare il fisco. Il timore è che, come al solito, che a farne le spese continuino ad essere le fasce più svantaggiate della popolazione. Un altro aspetto che emerge con chiarezza è quello di una sorta di “concorrenza sleale” che viene messa in atto all’interna della stessa Europa. Mentre infatti nominalmente l’Europa è unita, e dunque i Paesi che la formano dovrebbero tutti concorrere ad un unico scopo, in realtà dal punto di vista economico ciò che viene stimolata è una gara tra le varie nazioni al fine di attrarre maggiori capitali e di avere di conseguenza un più elevato potere contrattuale.