Europa e non Europa

In Europa spira un vento sempre più gelido. Gli ultimi avvenimenti storici e politici, le enormi masse di migranti che sembra impossibile gestire con pragmatismo e umanità, un diffuso senso di malessere hanno portato sempre di più i paesi del Vecchio Continente a mostrare il desiderio di fare un passo indietro, di abbandonare quell’idea che ha portato alla costruzione di un’Europa unita che oggi mostra sempre di più i suoi limiti.

Ovunque si giri lo sguardo il sentimento anti europeista si fa sentire forte e chiaro. In Germania la cancelliera Angela Merkel, rea di aver propugnato una politica pro immigrati, viene sempre più messa in forse dalle correnti di estrema destra, che propongono una “Alternative für Deutschland” che evoca sgradevolissimi ricordi. In Francia la leadership di Marine Le Pen, esponente di ultradestra, appare sempre più salda mentre si accinge a dare la scalata alla presidenza della Repubblica. L’Inghilterra ha già mandato il suo messaggio forte e chiaro di separatismo, dopo il referendum popolare che ha decretato la Brexit. Soprattutto ora, attraverso le parole del nuovo Primo Ministro Theresa May, appare chiaro che la volontà della gente è rispecchiata anche dall’entourage politico, tanto che persino il rappresentante dell’opposizione, il laburista Jeremy Corbyn, oramai non fa più mistero del suo antieuropeismo. In Italia i toni, come sempre, sono più pacati, ma anche da parte del nostro Presidente del Consiglio ci sono spesso degli accenni ad una velata antipatia nei confronti di Bruxelles. Lo scenario al di qua dell’oceano non è confortante, ma al di là, negli Stati Uniti, è addirittura raggelante dopo la vittoria alla Presidenza di Donald Trump. Nel suo caso gli accenni non sono per niente velati, e il suo desiderio di vedere infranta la già precaria unità d’Europa più che palese. Andando quindi ad osservare le varie istanze che provengono da più direzioni, appare chiaro come l’Europa sembri avere i giorni contati. È finito il tempo in cui si difendeva e portava avanti un ideale di coesione, solidarietà e fratellanza: ora si tornano ad erigere muri, e nel mondo della globalizzazione ogni Paese sembra invece sempre più tragicamente destinato a chiudersi nel suo piccolo orticello. Eppure ci sono anche spinte che sembrano andare in un’altra direzione. In Germania tra i candidati per le prossime elezioni c’è anche Martin Schultz, che attualmente è Presidente del Parlamento Europeo, che sembra riscuotere un vasto consenso. In Francia non c’è solo la Le Pen, ma anche Emmanuel Macron, il quale invece dichiara apertamente di essere a favore dell’Europa unita. In Gran Bretagna c’è chi è ancora disposto a lottare affinché il Paese non metta in atto la Brexit: è Tim Farron, leder dei Liberaldemocratici. Per il momento non si tratta che di timidi accenni, ma è evidente che al di sotto dello smaccato sentimento anti europeo c’è ancora chi crede nel sogno di un continente capace di lottare come un unico corpo per l’affermazione dei diritti dei singoli, e di dialogare da pari a pari con le altre grandi potenze mondiali. Dunque ciò che va messa in discussione non è l’idea di Europa, ma la forma che essa ha assunto nell’attuale congiuntura politica. In molti identificano l’Europa con il predominio del potere bancario perché si è perduta una visione illuminata e coraggiosa. Ciò che è necessario fare è ricostruire una coesione politica, che possa riunire l’elettorato sotto l’egida di un ideale più alto e condiviso.