Gli italiani e la salute

La tecnologia ormai è diventata preponderante quasi in ogni aspetto della nostra esistenza, ivi compreso quello della salute. L’uso di internet e delle nuove risorse digitali anche per gestire le cure mediche,gli esami, le malattie, è ormai molto comune, anche se non è univoca la percezione che ne hanno i pazienti.

Al fine di scoprire quale sia il grado di dimestichezza degli italiani con quella che viene definita “connected care”, ovvero la gestione del sistema sanitario attraverso applicativi informatici, Philips ha commissionato alla società Strive Insight una ricerca intitolata “Future Health Study 2016”, simile ad altre ricerche simili condotte in altri Paesi europei. Si è presa a campione una fascia di popolazione considerata rappresentativa dell’intera Italia, e questi sono i risultati che sono stati raccolti. In linea di massima, appare che i cittadini italiani pongono molta attenzione alla loro salute, e che la possibilità di usare le nuove tecnologie per la gestione di tutto ciò che la riguarda li trovi molto ben disposti. Oltre la metà degli intervistati ha detto di considerare buono il proprio stato di salute; la percentuale è più elevata, comprensibilmente, tra i più giovani, specie tra chi ha meno di 34 anni, mentre tra le persone che hanno oltre i 50 anni di età si ha una percezione meno positiva del proprio corpo. In genere quasi tutti, in questa fascia di età, hanno già riscontrato una patologia: si tratta soprattutto di diabete per gli uomini, di patologie cardiache o respiratorie, di depressione per le donne. L’asma è invece la patologia riscontrata più frequentemente tra i più giovani. La grande cura che gli italiani pongono nei confronti della propria salute si comprende dalla frequenza con la quale vanno dal medico. Si parla in media di cinque volte l’anno, mentre una persona su cinque tra quelle intervistate ha detto di essere stata almeno una notte in ospedale nei tre mesi precedenti l’intervista. In molti però hanno anche dichiarato che spesso, anche se accusano dei sintomi, non vanno dal medico sia per mancanza di tempo che per trascuratezza. Le persone più anziane, in linea di massima, dicono di avere una percezione positiva dell’assistenza sanitaria, ma nel complesso sono in molti a lamentare delle mancanze. Soprattutto sembra essere carente il passaggio di comunicazioni tra medici e strutture, tanto che spesso un paziente è costretto a ripetere le stesse informazioni più volte. Le aspettative quindi vanno in questa direzione, si spera cioè che la diffusione delle nuove tecnologie renda il passaggio di informazioni più fluido, rapido ed efficace. D’altro canto sono i pazienti stessi che usano in modo sempre più massiccio internet per scoprire la natura dei disturbi di cui soffrono: cercare i sintomi che si avvertono sui motori di ricerca in rete è un’abitudine sempre più diffusa specie tra le donne. In molti preferiscono leggere le risposte date dai medici sui forum piuttosto che fidarsi semplicemente del consulto del proprio medico. In conclusione, Stefano Folli, CEO di Philips Italia, Israele e Grecia, dice che l’obiettivo che si pone la ricerca consiste soprattutto nel sensibilizzare il pubblico dei pazienti ad essere sempre più partecipativo e attento al proprio stato di salute, in modo che si possa creare quello che viene definito “health continuum”. La connected care dovrebbe servire proprio a questo, a rendere tutti i soggetti che partecipano al sistema sanitario nazionale più attivi in modo da creare un welfare di community.