I migranti e il diritto allo studio

Per i ragazzi italiani la possibilità di studiare è ormai un diritto acquisito da non poter mettere in discussione, al punto tale che molto spesso viene anche ignorato. Ma non è così per tutti. I giovanissimi che giungono nel nostro Paese come migranti, per lo più da diversi Stati africani, hanno perduto la possibilità di studiare nel loro Paese e in Italia non sono ben certi di quale sarà il destino a cui andranno incontro. Quando sono minorenni vengono affidati a dei tutori, tutori che però molto spesso non li conoscono e neppure sanno che f

accia hanno. Non si interessano della loro sorte, e questi ragazzi vengono spostati da un luogo all’altro a seconda della disponibilità dei letti. Quando poi diventano maggiorenni vengono trasferiti ancora in altre strutture, e se magari stavano studiando tutti gli sforzi fatti vengono vanificati. Questo, ad esempio, è quanto accade in alcuni centri di accoglienza di Catania, dove i docenti stanno facendo il possibile per sensibilizzare l’opinione pubblica, e attraverso essa le istituzioni, al fine di permettere ai ragazzi che giungono in Italia come migranti di poter proseguire i loro studi, specie i più meritevoli, quelli che dimostrano di amare lo studio e di avere la stoffa per diventare delle persone positive per la società. Il problema, dicono i docenti, è che i migranti continuano ad essere visti come una minaccia, come un pericolo per la nostra società, e non come la risorsa che essi rappresentano. I migranti diventano “pericolosi” solo se abbandonati a loro stessi, se vittima di emarginazione ed ostracismo. Aiutandoli invece ad integrarsi nelle città in cui giungono possono apportare linfa vitale ad una società come quella italiana, sempre più vecchia. Ma le storie che vengono raccontate parlano invece di una burocrazia ottusa che continua a considerare questi giovani non come esseri umani, ma come ogggetti da spostare a seconda delle necessità. Questo è, ad esempio, quello che è accaduto a Mamadou Touré, un ragazzo che era stato accolto presso il Cpia (Centro per l'istruzione degli adulti) di Catania e che stava studiando con ottimi risultati. Non appena Mamadou è diventato maggiorenne, però, i servizi sociali hanno deciso di spostarlo nel centro di accoglienza di Mineo; questo perché il suo tutore, uno dei tanti che si disinteressano dei ragazzi a cui invece dovrebbero badare, non ha fatto richiesta, quando il bambino era ancora minorenne, che potesse restare a Catania fino a conclusione degli studi (per la quale non mancavano che sei mesi). I suoi insegnanti, con in prima fila il professore di italiano Alessandro de Filippo, si sono subito mobilitati affinché Mamadou abbia la possibilità di completare la sua istruzione, e con lui tutti i giovani che si trovano nella sua stessa situazione. A questo scopo, oltre a farne richiesta in tutte le sedi idonee, è stata avviata anche una campagna social sotto l’hashtag #VoglioStudiare. I molti giovani che provengono dal Ghana, dal Senegal, dal Mali, e da molti altri paesi africani sconvolti da conflitti e povertà, chiedono solo la possibilità di imparare le regole del nuovo posto in cui dovranno vivere, e soprattutto la lingua. Solo in questo modo potranno diventare parte integrante della società e così potranno dare il proprio contributo. Il Cara di Mineo, dove Mamadou è stato spostato, ospita quattromila persone che non vengono adeguatamente seguite; non certo il posto ideale dove crescere i cittadini di domani.