Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017

Come di consueto, anche quest’anno si è svolta presso l’Aula Magna del Tribunale di Milano della Suprema Corte di Cassazione la cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario. Tale cerimonia si è tenuta il 26 gennaio 2017, ed è stato un evento tutt’altro che pacifico, visto che nel suo discorso inaugurale il Procuratore Generale Roberto Alfonso ha voluto sottolineare molte di quelle che sono le mancanze e i buchi neri del sistema della giustizia in Italia, mettendo a nudo alcune delle problematiche più pressanti, per risolvere le quali ci si attende un intervento da parte del Governo.

Ad animare l’atmosfera è intervenuto anche un battibecco creatosi tra il presidente dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) Piercamillo Davigo e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che hanno discusso a proposito dell’età pensionabile. Venendo allo specifico dei vari passaggi del discorso di Alfonso, questi ha voluto sottolineare come il sistema della giustizia italiana, pur continuando a svolgere il suo compito e riuscendoci ancora egregiamente, garantendo gli stessi risultati degli anni passati, sia ormai allo stremo delle forze. Alfonso punta il dito contro la mancanza di personale, problema a cui dovrebbe essere il Governo, nella persona del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, a provvedere. Nel 2016 sono stati assunti 800 assistenti giudiziari, ma questo numero non copre che il 10% del reale fabbisogno. La mancanza di organico si traduce in un rallentamento spaventoso dei processi, con la conseguenza che i cittadini spesso devono aspettare anni prima che “giustizia venga fatta”. E la conseguenza ultima di tutto questo, osserva il procuratore, è che si sta verificando uno scollamento tra Stato e cittadini, in quanto questi ultimi non credono più nella possibilità di ricevere giustizia attraverso l’amministrazione pubblica. Questo mina, di fatto, le fondamenta stessa del vivere civile in un Paese democratico. Ma non è tutto negativo, ha aggiunto il Procuratore, entrando nel merito di alcune azioni intraprese dalla Giustizia che hanno avuto esisti soddisfacenti. Nello specifico, Alfonso ha fatto riferimento all’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm Paolo Storari, che ha portato allo scoperto le infiltrazioni mafiose che ci sono state in riferimento ai lavori in Fiera Milano, oltre che per alcuni padiglioni dell’Expo 2015. In questa inchiesta sono state arrestate undici persone. Questo ha riportato a galla il problema della criminalità organizzata, che non è mai stata debellata in Italia, né al Nord né al Sud, e che oggi usa anche nuovi metodi ancora più pericolosi, in primis lo strumento della corruzione. Alfonso ha ricordato anche i successi che sono stati conseguiti nei confronti del terrorismo, con la chiusura di alcune importanti indagini, e il ruolo pionieristico che la Procure di Milano ha avuto nel settore dei contenziosi informatici. Il problema riguarda l’evasione fiscale perpetrata da alcuni colossi quali Google e Apple, problema che investe tutta l’Europa ma che l’Italia è stata la prima ad affrontare di petto. In conclusione il procuratore è poi sceso in dettagli più squisitamente tecnici, parlando dell’avocazione da parte della Procura generale di indagini in capo alla Procura. Questa procedura ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco di Milano Giuseppe Sala relativamente agli appalti per l’Expo. Anche se Alfonso non ha fatto riferimento esplicito a questo, ha detto però che l’avocazione è importante in quanto serve a garantire che davvero la giustizia sia uguale per tutti.