L’accessibilità allo studio per gli immigrati

Quando si pensa al fenomeno dell’immigrazione, molto spesso lo si considera in modo semplicistico e nei suoi aspetti più superficiali, senza riuscire a coglierne tutte le sfumature. Chi è costretto ad abbandonare il suo Paese di origine non deve solo lasciare dietro di sé la casa, i beni e gli averi, spesso anche la famiglia, ma soprattutto il futuro che aveva sognato.

Ad esempio, agli studenti che avevano iniziato un percorso di studi viene impedito di poter proseguire, senza sapere come, né quando, e soprattutto se, potranno riprendere da dove avevano lasciato. Questo diventa una grave mancanza anche in termini di possibile costruzione di un mondo diverso. Un rifugiato non pensa di passare tutta la sua vita errando ma spera, il giorno in cui la situazione si sia ristabilita, di poter tornare a casa sua. Sarebbe estremamente vantaggioso, quindi, che in una nazione martoriata da guerre e conflitti tornassero a vivere persone preparate e competenti, con un bagaglio tale da consentire loro di ricostruire daccapo quello che è andato distrutto. Le necessità degli immigrati sono tante, e purtroppo, oltre a quelle meramente fisiche e di più immediata necessità, è difficile che qualcuno riesca ad ottemperare a tutte. Eppure qualcuno ci sta provando, con una bella iniziativa chiamata “Istruzione senza confini”. Uninettuno è l’università telematica privata di Roma; la sua opera prosegue da molti anni consentendo a centinaia e migliaia di studenti di seguire a distanza corsi di ingegneria, conservazione dei beni culturali, diritto internazionale, economia, psicologia e scienze della comunicazione. Uninettuno infatti diffonde le sue lezioni sia attraverso internet che attraverso un canale televisivo attivo 24 ore su 24. Le lauree conseguite presso Uninettuno hanno validità internazionale e, altro aspetto di non poco conto, i corsi vengono tenuti in diverse lingue, e non solo in italiano. Inoltre Uninettuno ha già in passato intrapreso dei percorsi multiculturali, visto che collabora con altri atenei del bacino del Mediterraneo: Algeria, Tunisia, Egitto, Siria, e molti altri. In Marocco l’ateneo si è fatto anche promotore di una trasmissione televisiva volta all’alfabetizzazione della popolazione, che si trova ancora a livelli molto bassi. Ad oggi, gli iscritti ad Uninettuno sono 150 mila, e appartengono a ben 140 Paesi diversi. L’università telematica, collaborando con la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), l'associazione dei medici di origine straniera (AMSI) e il movimento “Uniti per unire”, ha deciso così di offrire anche ad alcuni rifugiati in fuga dai Paesi in guerra la possibilità di continuare a studiare sfruttando i suoi corsi telematici. In tutto, nel progetto “Istruzione senza confini” sono stati inclusi 50 studenti, la cui immatricolazione viene ultimata in questi giorni. Tra di loro, ad esempio, c’è Harout Marderossian, un insegnate di 30 anni originario di Aleppo che possiede già una laurea in chimica e ora vuole conseguirne una seconda in ingegneria informatica. Harout è stato costretto a fuggire dalla Siria e ora vive in Libano, e da lì, presso l’ambasciata italiana, seguirà i corsi e sosterrà gli esami. Harout ha moglie e figli: il suo desiderio è quello di poter tornare in patria e di dare il suo contributo per ricostruire una società migliore per le generazioni future. Grazie ad Uninettuno, lui e altre 49 persone avranno delle possibilità maggiori nell’essere davvero determinanti nelle operazioni di ricostruzioni. Solo la conoscenza e lo studio, infatti, forniscono le armi adatte per sconfiggere per sempre paura, guerra ed ignoranza.