L’economia italiana, la corruzione e la malavita

Quando ci si interroga circa l’andamento della situazione italiana, specie a livello economico, si può restare stupiti constatando quante difficoltà si incontrano nella vita reale, con un costo sempre maggiore della vita, stipendi sempre più bassi (ammesso che si abbia un lavoro) e tasse sempre più numerose, e quanti proclami invece vengano fatti dagli uomini di governo.

Ascoltando le notizie dei telegiornali e leggendo i giornali di carta stampata si riceve la sensazione che tutto vada benissimo e che la ripresa economica sia dietro l’angolo. Quando si consultano i dati però la situazione appare un po’ differente, e più vicina alla nostra percezione reale delle cose. La Fondazione David Hume, su incarico del Gruppo Sole24ore, ha condotto un’indagine che aveva come scopo quello di misurare il livello di corruzione dei Paesi che fanno parte dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Tali nazioni sono 32 e tra esse vi è anche l’Europa. Nella classifica che è stata stilata sono stati assegnati degli indici numerici: quelli più bassi indicano i Paesi più virtuosi, vale a dire quelli nei quali il tasso di corruzione è più basso. Nei primi posti della graduatoria dunque si posizionano i paesi del nord Europa, tra i quali Finlandia, Danimarca e Svezia. Per trovare l’Italia dobbiamo scorrere le posizioni fino ad arrivare in fondo alla lista, dove il nostro Paese si trova terzultimo prima di Grecia e Turchia. D’altro canto si potrebbe dire che non serviva uno studio: gli italiani stessi, sempre secondo i dati raccolti dalla Fondazione, hanno un’esatta percezione di quanto la corruzione sia ormai penetrata in ogni aspetto della vita sociale italiana, e in particolar modo nell’ambiente politico. Questo, ovviamente, non fa bene all’economia, perché significa che la criminalità organizzata ha modo di fare i suoi affari a scapito dei contribuenti onesti, che si trovano vessati dallo Stato e costretti a sottomettersi alla malavita. Infatti, da alcuni decenni in Italia è in atto un processo preoccupante che non sembra avere ormai più freni, visto che viene aiutato e in un certo qual senso fomentato dalle banche. Accade che i proventi che derivano dagli affari malavitosi, che si tratti di prostituzione  o di traffico di droga poco importa, vengano riciclati attraverso attività perfettamente pulite e legali. Pare infatti che in Italia la camorra abbia sotto il suo controllo circa 5000 attività che rientrano nel settore della ristorazione, solo per fare un esempio. L’imprenditore che non riesce a tirare avanti per via della crisi e delle tasse da pagare non riesce nemmeno a ricevere un finanziamento dalle banche. Non gli resta che rivolgersi alla criminalità organizzata, che acquisisce quindi la sua attività, specie attraverso la formula del franchising, e può così mettere in circolo anche il denaro derivante da altri “affari” senza destare alcun sospetto. Anche nelle banche questi soldi finiscono per entrare a far parte tutti dello stesso calderone in un modo tale che diventa praticamente impossibile scindere i proventi onesti da quelli illegali. Nel 2008 presso le Nazioni Unite era stato denunciato il fatto che erano stati i soldi derivanti dal traffico di stupefacenti a salvare dal fallimento numerosi importanti istituti bancari. L’aspetto più inquietante è che tutto questo sistema sembra ormai accettato passivamente anche dagli stessi imprenditori che non trovano più alcuna convenienza nel combattere la malavita perché si trovano soli a farlo. Quindi è importante che qualcosa cambi dall’alto, che combattere la criminalità torni ad essere conveniente, e soprattutto che i cittadini non si sentano più soli con uno Stato assente.