L’Italia verso l’economia circolare

Con la definizione “economia circolare” si intende un sistema economico in grado di sostentarsi da solo, e sempre meno bisognoso di risorse esterne. Questo è il modello verso il quale tendono quasi tutti gli Stati occidentali, al fine di diminuire gli sprechi e di portare avanti una politica davvero sostenibile in cui le materie prime vengano usate in modo accorto e non più sfruttate in modo selvaggio fino al loro esaurimento.

Anche l’Italia si sta sforzando di adottare un modello di economia circolare, che si esplica soprattutto attraverso l’adozione del riciclo dei rifiuti. La pratica di riciclare i rifiuti si è concretizzata negli ultimi anni nella cosiddetta “raccolta differenziata”, che consiste nel separare i rifiuti di diversi materiali in modo tale che quelli che possono essere riutilizzati siano già pronti ad essere spediti verso gli impianti idonei. Nel nostro Paese negli ultimi anni c’è stata una progressiva crescita nell’adozione di questa abitudine. Nel 2014 si sono riciclate 7,6 tonnellate di materiali, nel 2014 7,8 e nel 2015 ben 8,2, con un incremento del 5%. Questi sono i dati raccolti e diffusi da Fise Unire (Federazione Imprese di Servizi – Unione Nazionale Imprese di Recupero) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Nel 2015 l’Italia ha sensibilmente migliorato i risultati della raccolta differenziata, soprattutto in materia di riciclo degli imballi. Questa è infatti la voce in capitolo più pesante, quando si parla di smaltimento di rifiuti. Nella società contemporanea la maggior parte dei prodotti in vendita, che si tratti di generi alimentari, di detergenti per la pulizia, di prodotti elettronici, o altro, sono caratterizzati da un packaging molto elaborato, in quanto questo fa parte di ben determinate strategie di marketing. Il lato positivo di tutto questo materiale che va buttato è che solitamente si tratta di oggetti che possono essere riciclati, in quanto fatti di plastica, carta o vetro. Nel rapporto “L’Italia del riciclo” risulta così che nel 2016 ben il 67% del totale degli imballaggi buttati nel nostro Paese sono stati destinati al riciclo; questo si traduce in 10,6 milioni di tonnellate di materie recuperate da una base di partenza di 15 milioni di tonnellate di spazzatura composta da vetro, carta, plastica e legno. Scendendo poi più nel dettaglio, si nota come il materiale maggiormente riciclato in Italia sia la carta, con una percentuale di recupero molto alta, ben l’80%. Seguono l’acciaio e il vetro, e si registra anche una sensibile crescita nel riciclo di plastica, legno, pneumatici e apparecchiature elettroniche. I settori che invece vanno meno bene sono quelli relativi all’alluminio e ai veicoli, di cui si recupera solo l’83% del loro peso medio, mentre la percentuale ideale sarebbe del 95%. Nel complesso, però, ci si può dire molto soddisfatti, per quanto non manchino dei margini di miglioramento. Di certo quello che emerge è che, insieme alla messa a punto delle pratiche di raccolta differenziata operata dai comuni, c’è stato anche un accrescimento del senso civico e della sensibilità dei cittadini in materia di riciclo dei rifiuti. Restano comunque degli aspetti da sistemare, come ad esempio l’emanazione di norme chiare e comuni e la semplificazione delle varie procedure. Si avverte inoltre la necessità di implementare la ricerca per trovare nuove soluzione tecnologiche sempre più efficaci. Il settore per il quale resta di più da fare è quello dei rifiuti urbani, dove ancora si è lontani dai numeri del riciclo dei rifiuti speciali.