Papa Francesco interviene sui cambiamenti climatici

L’attuale pontefice, papa Francesco, al secolo Josè Bergoglio, ha da subito fatto conoscere la sua figura per l’estrema semplicità con cui si è approcciato al suo importante ruolo, e per la grande ventata di innovazione che ha portato nella Chiesa Cattolica. Decidendo di assumere il nome di uno dei santi più amati del calendario cristiano, il poverello di Assisi, san Francesco, ha fatto sue anche alcune delle tematiche che stavano maggiormente a cuore al santo, come ad esempio l’importanza di tutelare l’ambiente naturale.

Per questo, non stupisce che papa Francesco non si faccia scrupolo ad intervenire su problematiche che non sembrano essere immediatamente pertinenti alla sua figura, ma che pure egli dimostra di saper affrontare con grande lungimiranza e delicatezza, ed anche con fermezza. A Roma, il 10 settembre 2015, presso L’Istituto Patristico Agustinianum, si è svolto un importante meeting dal titolo “Giustizia ambientale e cambiamenti climatici, verso Parigi 2015”, nell’ambito del quale si è espresso anche il Sommo Pontefice. Molti sono stati i relatori illustri e gli interventi che si sono susseguiti in materia di ambiente. Il primo a parlare è stato proprio il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il quale ha ricordato che l’enciclica del papa, “Laudato sii”, ricorda a tutti i potenti della terra che ci sono questioni che non è più possibile rimandare. Tutti gli interventi si sono svolti legando l’attenzione all’ambiente a quella che è stata definita “giustizia ambientale”. Per giustizia ambientale si intende non solo il rispetto del patrimonio naturale, ma anche la sua accessibilità da parte di tutti. Su questo punto si è inserita la voce del papa, il quale ha ribadito con maggior fermezza il fatto che i cambiamenti climatici non possono essere considerati un problema meramente legato al tempo e alle condizioni atmosferiche, ma quanto questi si leghino strettamente anche ad un problema sociale. Infatti, sono sempre i più poveri e i più deboli quelli che patiscono le conseguenze maggiori, per quanto poi loro stessi siano invece tra quelli meno responsabili. Esistono così popolazioni la cui stessa sopravvivenza è oggi messa in forse, e il fenomeno che ne consegue è una nuova forma di immigrazione. Si parla infatti di “migranti climatici”, ovvero coloro che si spostano poiché le condizioni di vita del Paese in cui vivono diventano insostenibili. In base ai dati raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) nel 2050 il numero di queste persone potrebbe oscillare da 25 milioni ad un miliardo. Insomma, un movimento che non si può di certo ignorare, né liquidare come un problema che non ci riguardi: anche perchè la responsabilità dei cambiamenti climatici è di tutti. L’ultimo aspetto che papa Francesco ha voluto toccare è infatti proprio quello della responsabilità individuale. Il Meeting a cui ha preso parte è il preludio ad un altro incontro, più importante, che si svolgerà a Parigi tra novembre e dicembre. Lì saranno presenti i capi istituzionali dei Paesi del mondo, i potenti della terra: ma il pontefice rammenta che l’onere di trovare una soluzione per l’ambiente globale non è solo sulle loro spalle. Ognuno, secondo Bergoglio, ha il dovere di farsi promotore della giustizia ambientale di cui il mondo ha bisogno. Proprio perché non esistono soluzioni univoche o preconfezionati, solo l’impegno individuale può condurre ad una possibile soluzione, attraverso la solidarietà e la condivisione.