Condanna al Ministero dell’Istruzione

Si è conclusa in questi giorni una vicenda giudiziaria che ha avuto inizio tre anni fa e che a questo punto va a costituire un importante precedente qualora dovessero ripetersi episodi simili. La questione riguarda un alunno, un professore e il Ministero dell’Istruzione.

Ecco i fatti. Il 20 febbraio del 2014 presso il Liceo Scientifico “Cannizzaro” di Palermo un giovane alunno di 14 anni di età si avvicina alla cattedra del professore, al fine di chiedere dei chiarimenti circa il voto ricevuto all’ultimo compito in classe. Terminato il colloquio lo studente torna al suo posto, ma inciampa accidentalmente nello zainetto di un suo compagno rischiando di cadere, perdendo per un attimo l’equilibrio. Per tutta risposta il professore, anziché aiutarlo, prende ad insultarlo in modo molto pesante. Queste sono le frasi che ha pronunciato: “sei uno stronzo, sei un cretino, ti senti un c... e mezzo, sei un rompic... non sei adatto a questa società”. A seguito dell’episodio il ragazzo ha raccontato subito tutto ai suoi genitori, che non hanno atteso nemmeno un attimo per rivolgersi all’autorità competente, vale a dire l’Ufficio Scolastico regionale. L’Ufficio si è subito attivato per verificare l’accaduto: sono così stati interrogati tanto il docente che i compagni di classe del ragazzo insultato, e la sua versione dei fatti è risultata confermata. A questo punto i genitori hanno deciso di fare causa al Ministero della Pubblica Istruzione rivolgendosi al Tribunale. L’iter giudiziario si è concluso all’inizio del 2017 con una condanna nei confronti del Ministero che è stato condannato a pagare una cifra di 5 mila euro. Metà dell’importo andrà direttamente allo studente insultato come risarcimento morale; l’altra metà andrà ai suoi genitori. Oltre a questa cifra, alla famiglia del ragazzo è stato riconosciuto anche un indennizzo di oltre 1000 euro, vale a dire la cifra che ha dovuto pagare per iscrivere il giovane ad un istituto privato. A seguito dell’increscioso episodio avvenuto in classe infatti il ragazzo si era rifiutato di tornare a frequentare quel Liceo, e i suoi genitori si sono visti costretti ad iscriverlo ad una scuola privata ben più onerosa. Il legale della famiglia dello studente, Salvatore Ferrara, si è detto molto soddisfatto dell’epilogo della vicenda e ritiene che la sentenza del Tribunale sia importante per due motivi. Il primo è che la condanna non riguarda il professore reo, ma il Ministero, che quindi si accolla la responsabilità per il comportamento dei docenti. Il secondo è che il risarcimento è stato distribuito in egual misura tra genitori e figlio, riconoscendo dunque il principio della solidarietà familiare. Dal canto suo il Ministero ha deciso di non presentare ricorso, e questo vuol dire che la sentenza è definitiva e attiva fin da subito. Il padre del ragazzo, pur soddisfatto per la sentenza favorevole, resta comunque con una sgradevole sensazione di amaro in bocca. Ha detto che, poco dopo l’accaduto, ha incontrato il professore che aveva insultato suo figlio, il quale si era premurato di porgergli le sue scuse. Ma quelle scuse non potevano cancellare l’accaduto. Gli adolescenti attraversano una fase molto delicata dell’esistenza e i loro professori dovrebbero aiutarli a trovare una propria personalità e la fiducia in se stessi. Il padre ha detto che ci sono stati docenti condannati per aver usato epiteti assai più leggeri rispetto a quelli che sono stati rivolti a suo figlio, il quale comunque è stato costretto ad abbandonare la sua classe e i suoi amici per le intemperanze di un professore.