Il DDL scuola e le principali novità in discussione

Una tra le principali riforme che il governo guidato da Matteo Renzi deve affrontare è quella del mondo della scuola. Il personale docente è infatti in rivolta, in attesa che vengano prese delle decisioni definitive che siano meno penalizzanti nei loro confronti, e nei confronti del sistema scolastico in generale. Si sa che, da sempre, la scuola pubblica in Italia è stata oggetto di molte vicissitudini sfavorevoli.

Tralasciando lo stato di decadenza in cui versa l’edilizia pubblica scolastica, c’è da considerare la questione delle docenze di ruolo. Molto spesso, chi ha acquisito i titoli per ricoprire una cattedra si trova inserito in lunghissime liste d’attesa; inoltre, negli ultimi anni, i continui cambiamenti nella normativa, relativamente alle modalità con cui conseguire l’abilitazione all’insegnamento (concorsi pubblici, SSIS, Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario, tirocini formativi) hanno confuso maggiormente le acque. In definitiva, il governo Renzi si trova una bella gatta da pelare, che ora è diventata un decreto legge in discussione da parte della Commissione Cultura. Molti sono i punti che devono essere resi più chiari e definitivi alla Camera, dove già sono stati presentati numerosi emendamenti. Ad esempio, uno degli aspetti che si stanno discutendo riguarda la cadenza triennale dell’organico di autonomia, che entrerà in vigore a partire dal biennio 2016/2017. La scelta dei docenti che dovranno ricoprire tali ruoli sarà fatta in base al numero dei docenti, per i posti comuni, invece in base al numero degli alunni per i posti di potenziamento. Un altro aspetto molto interessante riguarda il personale sopranumerario. In base a quanto dichiarato dalla relatrice del Partito Democratico Maria Coscia, firmataria del Ddl, chi fa parte di tale personale può fare domanda, sempre a partire dal biennio 2016/2017, per l’assegnazione ad un ambito territoriale. La mobilità di tutto il personale scolastico opererà tra gli ambiti territoriali, mentre i docenti di ruolo resteranno titolari presso la scuola di appartenenza, se hanno acquisito tale diritto prima dell’entrata in vigore del decreto legge. Una novità che potrebbe portare a molti cambiamenti nel sistema scolastico è quello relativo alle reti di scuole. Il Ddl prevede infatti che, a partire da giugno 2016, le scuole dello stesso ambito territoriale vadano a costituire una rete, che consentirà alle scuole di stipulare tra di loro convenzioni di diversa natura, ovviamente sempre finalizzate a scopi didattici, di crescita e scambio. Entro 90 giorni dal momento in cui verrà emanato il decreto legge, inoltre, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) avrà il compito di legiferare in modo più puntuale circa le norme e le regole con le quali si dovranno realizzare le suddette convenzioni. Il MIUR dovrà tenere conto di diversi fattori: delle già esistenti norme antidiscriminatorie sul lavoro, delle risorse destinate alla ricerca e alle attività parascolastiche, e dei piani di formazione previsti per tutto il personale scolastico, tanto quello docente che ATA. Un punto del Ddl che rimane ancora oscuro riguarda invece le modalità con cui si decideranno le immissioni in ruolo per l’anno 2015: restano infatti in piedi ancora varie ipotesi. Da una parte si pensa ad una commissione nominata dal collegio dei docenti; dall’altra ad una autocandidatura spontanea; in terza ipotesi si potrebbe ancora attingere agli albi territoriali, in attesa che le reti scolastiche entrino effettivamente in vigore. Probabilmente si saprà qualcosa di definitivo solo dopo l’incontro tra i sindacati e le associazioni che hanno indetto lo sciopero generale del personale scolastico del 5 maggio 2015.