Il punto dell’Unfpa sulla situazione delle bambine nel mondo

In Italia sia parla molto di discriminazione dei generi e della necessità per uomini e donne di godere di pari opportunità. Ciò a cui non si pensa spesso è però che la discriminazione tra uomini e donne inizia molto presto, quando si è ancora in età infantile e sovente accade che gli uni e le altre non possano fruire delle stesse prerogative.

Questo succede in modo preponderate nei paesi sottosviluppati, dove le ragazzine sono sottoposte a vere e proprie violenze, a volte anche a mutilazioni genitali; ma più di frequente è l’accesso all’istruzione che viene loro precluso, perché vengono fatte sposare molto giovani. A dare un quadro più preciso della situazione globale è un rapporto che è stato stilato dall’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), che è stato diffuso in Italia da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). In questo studio viene considerato un campione ben preciso della popolazione femminile, ovvero quello delle bambine di dieci anni di età. Di solito nelle statistiche si considerano solo l’età infantile e poi quella adolescenziale, senza invece tenere presente che è esattamente nel passaggio dall’una all’altra che si decide il futuro di una donna, quello che diventerà da grande. In base a quanto si legge nel report dell’Aidos, in tutto il mondo ci sono 125 milioni di bambini di 10 anni. 60 milioni di loro sono femmine. La concentrazione maggiore di questa popolazione è in Asia; 9 bambini su 10 vive in paesi sottosviluppati. 35 milioni di bambine vivono in Paesi dove c’è ancora un forte discrimine tra uomini e donne, e questo è un fattore molto importante che decide il loro futuro, insieme alla possibilità di accesso all’istruzione, alla situazione sociale familiare, alla ricchezza del Paese a cui appartengono. L’istruzione, ad esempio, è uno dei fattori che nello studio sembra maggiormente discriminante tra bambini e bambine. Queste ultime in genere frequentano di meno: basti considerare il dato relativo al Sudan, dove nel 2015 il numero delle bambine iscritte a scuola è appena un terzo di quanto non fosse in passato. Questo per quel che riguarda l’istruzione primaria; per quel che riguarda invece livelli di istruzione superiore la situazione peggiora ulteriormente. Le bambine molto spesso vengono destinate ai lavori domestici, senza essere pagate e senza avere alcun tipo di assicurazione contro gli infortuni. Anche dal versante della salute non vengono buone notizie: le bambine si ammalano spesso di HIV e AIDS per via di scorretti comportamenti sessuali, vengono sottoposte a mutilazioni genitali e costrette a sposarsi con uomini più grandi di loro. Alta in modo preoccupante appare la percentuale delle bambine che si ammalano di problemi di tipo psicologico, che possono anche indurle al suicidio (che è la seconda causa di morte per le ragazze di età compresa tra i 10 e i 19 anni). Il quadro complessivo che si disegna è dunque molto preoccupante, perché tutte queste problematiche inficiano un corretto sviluppo e una corretta crescita delle donne del futuro. Questo si traduce anche in un danno economico: si calcola infatti che ci sia una perdita di 21 miliardi di dollari complessivi sui prossimi 15 anni, se non si sfruttano adeguatamente le possibilità insite nelle bambine. Appare dunque necessario introdurre delle politiche di sostegno, ad esempio incentivando l’istruzione, creando occupazione femminile, promuovendo una corretta educazione sessuale. Solo in questo modo si potrà raggiungere un vero sviluppo, così come si sono prefissate le Nazioni Unite sottoscrivendo nel 2015 17 obiettivi per l’Agenda 2030.