L’Africa, le Università e la disoccupazione

Circa il continente africano noi europei nutriamo moltissimi pregiudizi, ma ci sono dei dati che potrebbero stupire chi pensa ancora che l’Africa sia un continente sottosviluppato, popolato da persone che sono poco più dei selvaggi. In realtà, il livello di istruzione media dei paesi africani è piuttosto elevato: basti pensare che una delle università più antiche è quella di Timbuctu che ospitava moltissimi studenti già nel 1300, quando Londra non contava nemmeno 50 mila abitanti mentre questa città del Mali ne aveva ben 115 mila.

Oggi per moltissimi giovani è molto difficile accedere a gradi istruzione elevata, ma l’ambizione di farlo è molto forte. Questo si lega a due fattori: 7 delle 10 economie più fiorenti del mondo si trovano proprio in Africa, e questo quindi attira capitali e investimenti; inoltre il continente africano è molto giovane, con un’età media che oscilla tra i 17 e i 27 anni. Anzi: è in assoluto il continente più giovane dell’intero globo terrestre. Il problema di garantire un’istruzione adeguata a tutti non è facile da affrontare, considerando che secondo le stime correnti il numero di abitanti dell’Africa è destinato a crescere fino a raggiungere nel 2050 i 2,3 miliardi; qualche passo in avanti però è già stato fatto. In particolar modo, a partire dal 1990 il numero dei laureati si è quasi raddoppiato nei principali paesi: in Uganda gli studenti universitari, da 10 mila, sono diventati oltre 200 mila. L’Egitto è considerato la nazione con il maggior numero di universitari: ben 1,8 milioni, e presso l’Università del Cairo si sono laureati oltre mezzo milione di persone in soli venti anni. Questi dati, in modo più o meno incisivo, si ripetono in tutte le principali nazioni dell’Africa. Però c’è l’altro lato della medaglia. In Africa non c’è abbastanza lavoro per tutti questi laureati, che dunque guardano con speranza verso l’Europa. Secondo Jobberman, una nota agenzia per il lavoro dell’Africa occidentale, i laureati che sono senza lavoro sono quasi la metà del totale, il 47%. Sembra quasi un paradosso che in un continente dove ci sono delle economie emergenti e in crescita i giovani laureati non riescano a trovare una congrua occupazione: secondo Jobberman i potenziali datori di lavoro ne attribuiscono il motivo alla scarsa qualità dell’eduzione da loro ricevuta. O, per meglio dire, si potrebbe ipotizzare il fatto che la formazione data non è adeguata alla richiesta del mondo del lavoro: si pensi che solo il 2% dei laureati dell’Africa subsahariana si è specializzato in agricoltura, che invece potrebbe essere un settore trainante. Secondo il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari un altro motivo potrebbe essere lo scarso prestigio che le università africane hanno a livello mondiale; per questo nel suo Paese ha deciso di istituire un fondo nazionale di ricerca. A questo si aggiunga il fatto che non tutti coloro che aspirano ad un’istruzione di livello superiore vi possono accedere: in Nigeria si calcola che solo il 40% dei giovani aspiranti universitari riescono ad entrare in uno dei 150 atenei dello Stato. Molte famiglie devono fare dei grandi sacrifici per mandare i loro figli a studiare all’estero, i quali poi però desiderano tornare in Africa a lavorare. Appare dunque evidente che è il sistema universitario ad avere bisogno di una riforma affinchè l’Africa possa davvero essere competitiva, e infatti nel 2015 si è svolto un vertice a Dakar dove si sono tracciate le strade da seguire. Si intende infatti dare più importanza alle materie scientifiche e a quelle che possono garantire un immediato ingresso nel mondo del lavoro ai laureti, inoltre si intendono creare poli universitari di eccellenza; ammesso però che i governi stanzino i fondi necessari.