L’importanza dell’istruzione femminile

Sono molte le azioni necessarie a livello globale affinchè le più grandi disparità e ingiustizie mondiali possano scomparire per sempre. Anche se potrebbe sembrare una problematica di secondaria importanza in questo scenario, in realtà, molto potrebbe cambiare se si mutasse un unico fattore, ovvero la possibilità delle donne di accedere ad un’istruzione primaria e secondaria, e quindi di diventare istruite.

Perché l’istruzione femminile è tanto importante? Il motivo è presto spiegato, dati alla mano. Infatti, si può dimostrare con facilità che, nei Paesi dove è garantita un’istruzione di base a tutti i cittadini, siano essi di sesso maschile o di sesso femminile, ci sono molti aspetti della vita sociale che funzionano in modo migliore. Una donna istruita tende ad avere meno figli e a garantire a sua volta un’istruzione per la sua prole. In genere lavora e guadagna bene, e dà un apporto fondamentale al contesto nel quale vive. Ad esempio, questo processo è stato molto evidente in Corea, Paese che si è potuto risollevare dalle macerie della guerra grazie proprio alle donne ed al loro nuovo grado di istruzione. Dunque, appare chiaro come il diritto allo studio anche per le donne sia fondamentale, e quindi quanto sia necessario che gli istituti governativi facciano quanto in loro potere affinchè questo sia garantito ovunque. Nel mese di settembre l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha fissato gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile: tra questi c’è il raggiungimento, entro il 2030, del diritto all’istruzione primaria e secondaria per tutti, maschi e femmine, gratuitamente. Questo significa che l’istruzione primaria globale viene ormai data per scontata: ma purtroppo la realtà è molto lontana dai buoni propositi. Anche l’opinione pubblica ormai è stata fortemente sensibilizzata circa la necessità di garantire un’istruzione adeguata alle bambine, che troppo spesso invece sono costrette a sposarsi ancora molto giovani, e a condurre una vita di privazioni e violenze. A contribuire alla diffusione di questa nuova consapevolezza è stata anche la storia di Malala, sulla quale è stato realizzato un documentario che è stato fatto girare nelle scuole e negli istituti di formazione. Ma la realtà è che in tutto il mondo oltre 250 milioni di bambini ancora non sanno leggere e neppure scrivere, anche se hanno frequentato la scuola primaria e secondaria. Per poter cambiare concretamente questo stato di cose, c’è bisogno di un intervento economico da parte dei governi e soprattutto della Banca Mondiale, che per prima cosa dovrebbe misurare davvero quali sono le reali necessità delle bambine che avrebbero bisogno di poter ricevere un’istruzione adeguata. Oltre a stanziare dei fondi, inoltre, i governi dovrebbero anche mettere in pratica delle politiche volte a garantire un’istruzione di qualità, che soprattutto sia accessibile a tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche. In tutto questo un ruolo fondamentale hanno anche le organizzazioni no profit, che fondano scuole e altri istituti pensati per andare incontro alle esigenze della fasce di popolazione più disagiate. Se si vuole garantire un reale progresso del mondo, se si spera che guerre e conflitti possano, un giorno, essere superati, è necessario investire nell’istruzione, gratuita, per tutti. E anche se ancora oggi la parte femminile della popolazione continua ad essere discriminata in questo senso, è invece necessario ripristinare un equilibrio perché, come ha detto Malala nel suo ormai celebre discorso tenuto presso la sede dell’ONU, “un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L'istruzione è l'unica soluzione. L'istruzione è la prima cosa”.