La necessità di una riforma dell'Istruzione

Il danno rappresentato dai Quota novantasei è sicuramente ingente ma non è il solo problema che pesa a riguardo dei docenti nel nostro paese. La serie di disagi che si sono protratti in questi tempi recenti potrebbero continuare ancora per molto. Unicamente in una nazione governata da figure che non hanno competenze adeguate sul fronte della formazione, e in cui i preposti saltano da una sedia all'altra, creando una seria e limitante discontinuità, era possibile arrivare all'indistinzione fra tipologie di anno, accademico e solare, e allungare il periodo di attesa ai docenti in pensionamento di un anno.

Questo è quanto avvenuto due anni fa, nel momento in cui la riforma del ministro Fornero si abbatté come una spada di Damocle sull'istruzione italiana. Il decreto ad appannaggio dei suddetti ha generato una prima fase di approvazione dell'emendamento e poi la cancellazione dello stesso. Si prospetta dunque una riforma apposita, su questo punto in particolare, che possa risistemare la questione in parte, in parte perché insieme all'approvazione del periodo pensionistico avverrà una decurtazione dalla quota. La reale causa dei principali problemi che attanagliano l'istruzione nel nostro paese comincia dalla riforma messa in atto dall'allora ministro dell'Istruzione Gelmini, che ha rappresentato il primo atto di una serie di scempi a danno dei docenti italiani. La riforma, mascherata da una serie di provvedimenti marginali che hanno occupato più spazio di quelli centrali, ha rappresentato la maggiore operazione di decurtazione delle possibilità economiche del settore. In base alle informazioni comunicate da Cgil Flc, riferendosi al periodo dal 2007 al 2013, dinnanzi a un aumento di 90.000 studenti risultano essersi verificati più di 80.000 tagli per i professori, mentre si sono verificati, tenendo conto di tutto l'arco di tempo, circa 600.000 occupazioni. È avvenuta parallelamente una riduzione del numero di classi pari a 9.000. La riforma del docente unico si è tradotta in una diminuzione di 28.032 maestri, a fronte di oltre 18.000 alunni, per un decremento di classi di più di 4000. Il ristrutturamento degli istituti superiori secondari ha generato un decremento del numero di docenti di oltre 31mila per un decremento di classi sempre  oltre le 4000 unità. È semplice intravedere l'incremento del disordine e degli impegni. I ministeri successivi non hanno mutato lo stato di cose, creando, di fatto, un disequilibrio permanente su questo fronte, e nel mentre l'Istruzione italiana accumula disordini su disordini. Naturalmente queste decurtazioni risultano essere state tamponate attraverso il precariato. All'interno del settore dell'Istruzione, in Italia, è presente un bacino da cui attingere praticamente illimitato, per una cifra che sembra non possa essere nemmeno calcolata, per contrattazioni a termine che ormai rappresentano una ovvietà all'interno degli istituti di formazione nel nostro paese, a qualsiasi livello. L'attuale ministro dell'Istruzione Giannini ha comunque tentato di attribuire, seppur con la necessaria cautela, un numero al precariato, parlando di oltre 170.000 lavoratori che presentano un contratto a termine, sparsi nelle diverse liste di idoneità. Anief ha calcolato che la cifra, tenendo conto anche delle graduatorie dei singoli istituti, si potrebbe arrivare anche a una cifra intorno ai 450.000 precari. Per quanto concerne il sistema di assunzione, a seguito della riforma Profumo, rimane suddiviso a metà fra sistemi meritocratici e a svuotamento delle graduatorie nazionali.