Le regole di comportamento per deputati e personaggi politici

Si sa come in Italia la classe politica non brilli proprio per correttezza morale: si è molto discusso, in occasione delle recenti elezioni regionali, della presentazione in lista di soggetti che hanno a carico dei procedimenti giudiziari che, per quanto ancora non abbiano emanato una sentenza, quanto meno suscitano un legittimo dubbio circa la probità del soggetto in questione.

La necessità di fornire un codice comportamentale alla classe politica, e in particolar modo a tutti quei rappresentanti che ricoprono cariche pubbliche, è fortemente sentita in tutto il mondo, ma, ahinoi, in Occidente il Paese che è carente da questo punto di vista è proprio l’Italia. Basta dare un’occhiata agli altri Paesi europei. In Francia nel 2011 l’Assemblea Nazionale ha approvato il “Code de déontologie”, che enumera sei principi ai quali i deputati si debbono attenere. Tali principi sono: esemplarità, responsabilità, probità, obiettività, indipendenza e, primo fra tutti, interesse generale. Chi riveste un incarico istituzionale cessa di lavorare per se stesso, lavorando solo e soltanto per il bene della comunità. Qualcosa di simile esiste in Germania da ben prima, fin dal 1972: si tratta dell’Allegato 1 del Regolamento del Bundestag, che è stato emendato più recentemente, nel 2013. Anche in questo caso si ribadiscono concetti similari al codice francese, come la necessità dell’assoluta trasparenza delle azioni dei deputati. Inoltre, sono anche previste delle sanzioni amministrative qualora si deroghi dalle regole imposte a livello comportamentale. Nel Regno Unito il Committee on Standards in Public Life nel 1995 ha emanato i sette principi della vita pubblica, che prevedono, tra le altre cose, onestà e integrità, oltre che la “selflessness”, concetto quest’ultimo che vuol dire che chi ricopre cariche pubbliche non deve agire per il suo interesse egoistico, o per quello di amici e familiari, ma per il bene di tutti. Al di fuori dei confini europei, in America, le norme deontologiche da osservare sono espresse nel Regolamento della Camera, in cui, alla Regola XIII, si elencano tutti i principi di corretto comportamento che devono essere osservati, tra i quali appare anche la necessità di garantire la massima trasparenza circa ogni tipo di possesso finanziario da parte dei deputati. E in Italia? Da noi sono anni che va avanti un dibattito circa la necessità di stilare un codice etico che dia delle direttive comportamentali per politici e onorevoli, ma non si è mai riusciti a concretizzare questo progetto. In passato, ci sono state due proposte di modifica al regolamento di Montecitorio, con l’introduzione di un codice etico per i parlamentari. La prima risale al 2013 ed è stata presentata da Paola Binetti, di Area Popolare; la seconda risale all’anno seguente, avanzata da Michele Nicoletti, del Partito Democratico. I concetti espressi, in sostanza, non si allontanano molto da quelli che si trovano elencati nei regolamenti internazionali: chi ricopre un incarico pubblico deve agire sempre per l’interesse di tutti, deve mostrare in modo chiaro la provenienza di ogni cosa che possiede, e anche dei fondi raccolti per il partito, deve sempre essere corretto ed imparziale e deve prevenire qualunque forma possibile di conflitto di interessi. D’altro canto, che un deputato debba mantenere un atteggiamento ben preciso per mantenere degnamente il suo ruolo è previsto dalla Costituzione Italiana stessa, all’articolo 54: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.