La politica e la gente: sempre più distanti

Come ogni anno, il Censis ha pubblicato il suo rapporto sulla situazione generale del nostro Paese, “La società italiana 2015”, in cui cerca di tracciare un quadro complessivo della situazione non solo e soltanto da un punto di vista economico ma anche soprattutto da quello sociologico.

Un aspetto che colpisce molto, leggendo questo 49esimo rapporto Censis, è il profondo scollamento che esiste ormai tra il mondo della politica e la vita quotidiana della gente comune, la quale si sente sempre meno coinvolta dalle decisioni prese dai potenti che non influiscono in alcun modo per migliorare le difficoltà che quotidianamente si trovano a vivere. Diamo per prima cosa un’occhiata a cosa emerge dall’analisi del tessuto sciale italiano. Anche se ci sono alcuni timidi miglioramenti, percentuali che salgono di appena qualche virgola, sono ancora presenti e angoscianti i problemi relativi alla mancanza di lavoro.

La disoccupazione continua ad assestarsi a livelli molto preoccupanti; molti di quelli che un lavoro ce l’hanno sono pagati in nero o sottoposti a condizioni a dir poco umilianti. A livello nazionale la disoccupazione giovanile è al 40%, dato che in soli sei anni è praticamente raddoppiato anziché tendere a diminuire. Chi il lavoro lo ha perduto e ha superato un certo livello di età non ha alcuna speranza di poter essere nuovamente occupato; in moltissime famiglie almeno un membro ha dovuto del tutto rinunciare all’assistenza sanitaria per mancanza di idonee condizioni economiche.

Oltre 3 milioni di persone in Italia non sono autosufficienti e non possono contare su altri che sui propri familiari; se hanno una badante normalmente questa è assunta senza un contratto regolare. Infine, ben il 20% degli italiani non riesce a sostenere tutte le spese necessarie per la sopravvivenza con il proprio reddito.

In questo panorama niente affatto consolante cosa sta facendo la politica? La campagna elettorale che si sta svolgendo nei comuni che devono scegliere il nuovo sindaco e l’accanimento con i cui i candidati arrivati al ballottaggio stanno cercando di reperire altri voti sembrano lontani anni luce dagli elettori, da coloro che dovrebbero esprimere il loro voto, e questo si traduce con un’elevata percentuale di astensionismo. Le decisioni prese dal Governo Centrale spesso si confrontano con problematiche ampie e collettive, ad esempio con il degrado delle città o la carenza di infrastrutture, ma non riescono ad impattare nella vita di ognuno. Ciò che si avverte è che la politica non ascolta più le ragioni e le necessità della gente comune; l’espressione di un voto piuttosto che un altro non avrà alcun riflesso concreto nella vita dei cittadini che si sentono abbandonati a loro stessi e si disinteressano sempre di più da ciò che accade nelle stanze del potere.

Nel frattempo crescono i dislivelli sociali, le differenze economiche, i poveri diventano sempre più poveri mentre i ricchi si arricchiscono sempre di più. Se la politica non torna ad occuparsi del concreto della vita del paese, se non torna ad occuparsi della gente, lo scollamento tra essa e la popolazione si allargherà sempre di più fino a diventare irrecuperabile. Le conseguenze potrebbero essere devastanti. Il quadro tracciato dal Censis suona come un rintocco di campana: o si fa qualcosa, e presto, oppure la deriva che il Paese Italia ha preso potrebbe avere conseguenze che verranno pagate da ognuno di noi.