I cittadini insegnano alla politica

L’emergenza rifugiati è uno dei temi caldi di questi giorni: dalla Siria giungono migliaia di persone in fuga dalla guerra e dall’Isis. Il problema riguarda tutta l’Europa, e infatti i governi si confrontano e cercano di trovare una soluzione ad un flusso di persone che non è assolutamente facile gestire, ma che neppure si può ignorare. La Comunità Europea però, per il momento, non è riuscita ad ottenere risultati determinati per una risoluzione.

Si è limitata a stanziare fondi a sostegno di tutte le associazioni che si occupano d rifugiati; ha inoltre aumentato anche le risorse previste per tutte le forze dell’ordine preposte alla vigilanza sulle frontiere: Frontex, Easo ed Europol. L’ultima azione compiuta ha previsto un sostegno ai Paesi immediatamente confinanti alla Siria come Turchia, Libano e Giordania, che già da mesi si occupano dei rifugiati. Ai cittadini però tutto questo non basta, come ha dimostrato una manifestazione che si è svolta il 27 settembre 2015 a Bruxelles, e alla quale sono intervenute circa 20 mila persone. Bruxelles è stata fino ad ora una delle città più attive ed efficaci nel fornire assistenza ai profughi siriani, ma sempre e soltanto per iniziativa popolare. Infatti, si è istituito un campo presso il parco Maximilien, che oggi viene interamente gestito da volontari e associazioni no profit. Nel campo sono state costruite delle tende, che però non sono sufficienti a riparare dalle intemperie che rischiano di farsi sempre più preoccupanti man mano che l’inverno avanza. Ma sono anche stati organizzati moltissimi servizi volti a rendere più dignitosa la vita materiale, e anche spirituale, degli accampati. C’è infatti un luogo adibito a cucina, e uno attrezzato con bagni chimici. Ci sono aree di gioco per i più piccoli, e la possibilità di frequentare un corso di lingua italiana. Gli 80 mila profughi che sono qui ospitati possono di certo ritenersi fortunati, ma resta comunque un’attività non sufficiente, come gli stessi gestori del campo denunciano. I volontari hanno creato un sito web e una pagina Facebook che si chiamano Piattaforma cittadina di sostegno ai rifugiati, in cui hanno parlato della manifestazione del 27, e delle difficoltà che si incontrano quotidianamente nella gestione dell’emergenza. A fronte dell’immobilismo europeo, che sembra incapace di prendere decisioni politiche chiare, c’è quindi l’attivismo dei cittadini, e ci sono le vite di tante persone che hanno dovuto abbandonare il proprio Paese e la propria casa per via della guerra. Alcuni di loro, ospitati nel parco Maximilien, raccontano cosa hanno vissuto e cosa sperano. Mohamed spiega che il regime di Assad era duro, ma che almeno si poteva vivere. In seguito, con l’arrivo dell’Isis, non è rimasta altra alternativa che la fuga. Omar invece rievoca il terribile viaggio che lo ha condotto fino al Belgio, durante il quale ha rischiato più di una volta la vita. Alcuni non desiderano altro che potersi ricostruire una vita, dopo gli orrori della guerra; altri, la maggior parte, sperano che il conflitto abbia fine e di poter un giorno tornare a casa. Affinchè la guerra finisca, a tutti appare indispensabile l’intervento internazionale, per una rapida risoluzione della crisi. Ripristinare la pace e la normalità delle cose sarà comunque lungo e difficile, ma almeno i civili smetterebbero di temere per la propria incolumità e la propria vita.