La rete internet e la politica

All’interno del dibattito politico contemporaneo è entrato in gioco un nuovo attore, così come era facile ipotizzare che accadesse in un’epoca iper tecnologica quale è quella che stiamo vivendo. Parliamo naturalmente della rete internet, che grazie alla facilità con cui consente la diffusione delle informazioni e soprattutto il confronto diretto sui social è diventato uno strumento importante da usare soprattutto per la comunicazione politica dei rappresentanti dei cittadini con quella che viene definita “la base”.

Se un tempo il confronto diretto con gli elettori poteva avvenire soltanto nell’ambito di convegni e comizi, dove l’uditorio non poteva che essere, per forza di cose, ristretto, al giorno d’oggi, grazie ai social network, un politico può esprimere il proprio pensiero, la sua opinione su qualcosa che è accaduto o le sue idee, in modo tale da poterle condividere con tutti i suoi follower e poter quindi raggiungere un pubblico più vasto di quanto non sia mai stato possibile. Pensiamo ai politici italiani che a loro volta hanno sdoganato questo nuovo modo di comunicare, sulla scia del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che è noto per i suoi tweet al vetriolo. Anche i nostrani Matteo Renzi, Matteo Salvini o Luigi Di Maio hanno preso l’abitudine di diffondere comunicati più o meno ufficiali usando i vari Facebook, Twitter o Instagram. C’è poi stata anche un’evoluzione ulteriore nel nostro Paese, dove si avverte fortemente l’esigenza di riallacciare un rapporto più profondo tra il popolo degli elettori e i loro rappresentati, visto che il dialogo negli ultimi tempi si è fatto praticamente nullo. Il Movimento 5 Stelle, inaugurato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, fin dalla sua nascita si è fatto forte di un nuovo sistema informatico definito altamente democratico, vale a dire la piattaforma chiamata Rousseau. Tale piattaforma nei giorni scorsi è stata rinnovata, in modo tale che sia accessibile da tutti, anche dai non aderenti al Movimento (che però non possono fare altro che leggere, ma non interagire) e da ora in poi consentirà di proporre leggi e di intervenire in modo più diretto e immediato su importanti decisioni che devono essere prese in sede governativa. Questa novità è stata salutata come un’evoluzione del dialogo politico, come la vera opportunità per il cittadino comune di entrare a sua volta nelle “stanze del potere”, potendo dire la propria senza filtri e senza intermediazioni. Ad un approccio superficiale le cose potrebbero sembrare stare esattamente in questo modo: la rete è il luogo in cui tutti possono scrivere quello che pensano, senza filtri e senza censure, e che è attingibile da tutti ovunque ci si trovi. Ma, analizzando in modo più approfondito la questione, si scoprono le molte pecche che inficiano il sistema. Il primo punto da considerare è che, seppure potenzialmente il web è universale, non lo è nei fatti: le persone che fruiscono di una rete internet e che usano regolarmente un computer non sono che una minoranza, specie in Italia. Dunque non è detto che tutti gli aderenti ad un partito possano davvero partecipare al dibattito, se questo avviene in una sede virtuale. In secondo luogo, la velocità del web mal si concilia con i tempi della politica. È vero che sui social si può esprimere la propria opinione, ma spesso manca la riflessione sulle risposte che vengono date dagli altri e si sconfina con facilità nell’hate speech. I fraintendimenti sono facilissimi, il vero dialogo costruttivo quasi un’utopia. Da ultimo c’è da considerare anche il problema della verifica delle fonti. Se un utente trova un testo con una dichiarazione di un politico, come fa a sapere se corrisponde a verità o se è fasulla? Ecco dunque che la rete è uno strumento a doppio taglio che, specie in politica, deve essere usato con estrema cautela.