La politica e l’Italia: smarrimento di identità

Fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale c’è stato un aspetto che ha caratterizzato gli schieramenti politici italiani, vale a dire la loro omogeneità e la fedeltà dell’elettorato. Fin dalle prime votazioni seguite al conflitto, infatti, è apparso chiaro come le aree territoriali avessero assunto ciascuna un’identità molto definita, che solo raramente e sporadicamente non è stata rispettata nelle varie e successive tornate elettorali nazionali o locali.

Le ultime amministrative invece, quelle che nella prima settimana di giugno hanno chiamato alle urne gli abitanti di numerose città italiane per votare un nuovo sindaco, hanno dimostrato come il panorama sia profondamente mutato. I motivi sono piuttosto semplici da spiegare. Spesso si dice che le elezioni amministrative comunali non possano essere prese come il polso complessivo del sentimento politico di una popolazione, per via del fatto che esse sono solitamente molto più legate alle persone in quanto tali che alla loro rappresentanza di partito. Per le elezioni 2016 invece si possono leggere i dati anche come cartina di tornasole di un sentimento globale sempre più diffuso tra la popolazione italiana. Cos’è successo? Praticamente è accaduto che moltissime città che storicamente hanno sempre votato a sinistra abbiano invece preferito per un’altra opzione, persino in un territorio storicamente tradizionalista come il centro Italia. Molte amministrazioni hanno dunque cambiato colore, e moltissime di loro hanno optato per un partito del tutto nuovo, che non è nemmeno un vero e proprio partito, ovvero il Movimento 5 Stelle. I comuni che sono andati ai Cinque Stelle che hanno fatto maggiormente scalpore sono quelli di Roma e Torino, ma moltissime altre sono le città che hanno scelto il rappresentati del Movimento anche come loro rappresentanti. Tali risultati si possono leggere proprio nell’ottica di una perdita generale di senso dei partiti, o meglio, di una scomparsa dei partiti tradizionalmente intesi. Sicuramente l’elettorato di sinistra ha perso i suoi punti di riferimento: complice soprattutto la politica di accentramento sulla sua persona portata avanti dal segretario del PD (Partito Democratico), nonché Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in molti hanno smesso di sentirsi identificati dal PD, preferendo dunque votare per altre possibilità. Escludendo un voto a destra (infatti i comuni con amministrazioni di centro destra sono stati tutti più o meno riconfermati, con qualche sporadica new entry) per lo più l’ex elettorato di sinistra ha preferito votare il Movimento Cinque Stelle. Se in passato il Movimento, di ancora troppo recente formazione, non era riuscito ad affermarsi sul territorio per via della mancanza di candidati credibili, oggi non è più così. I militanti sono attivi nelle varie regioni ormai da anni, si sono fatti conoscere e in essi trova riscontro un’esigenza molto diffusa soprattutto tra le periferie delle città e tra i giovani, gravati dal mostro nero della disoccupazione: la necessità di cambiamento. Il Movimento Cinque Stelle viene visto con simpatia da molti che hanno visto traditi i propri ideali politici proprio perché non fa capo ad alcun partito politico tradizionalmente inteso, e soprattutto perché propugna un’idea di completa rottura con il passato che fa ben sperare per il futuro. Il panorama che si disegna però non è roseo, perchè rende impossibile definire degli equilibri chiari e soprattutto rende sempre più difficile fare dei pronostici e delle previsioni in vista di nuove elezioni, anche per coloro i quali fanno da sempre analisi politica e che oggi devono munirsi di strumenti del tutto nuovi e diversi.