Politica: padre o madre?

Il mondo intero sta attraversando un periodo di grande incertezza, tale che i sondaggi e le statistiche sembrano non essere più in grado di rilevare gli umori e le opinioni della gente. Il caso più eclatante in tempi recenti si è avuto con l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.

I commentatori erano assolutamente certi che tra i due contendenti, Hillary Clinton e Donald Trump, sarebbe stata la prima ad uscire vittoriosa. Anche i sondaggi e le statistiche dicevano la stessa cosa, con numeri più che confortanti. Le urne però hanno restituito un risultato ben diverso: a vincere infatti è stato Donald Trump, lasciando tutti letteralmente di stucco. Come si può spiegare questa cosa? Non basta dire semplicemente che le persone nei confronti dei sondaggi non sono sincere, perché non è esattamente così. La verità è che la politica, specie nel mondo contemporaneo, è qualcosa di fluido e fortemente legato alle emozioni. Questo vuol dire che non può essere inquadrata in numeri e regole certe, che sono invece i dati di cui ha bisogno la statistica Nel momento in cui si cerca di irreggimentare il sentimento politico in schemi predefiniti si finisce inevitabilmente per sbagliare. Infatti, si può dire che un’appartenenza politica non può essere decisa, né spiegata, né tantomeno razionalizzata. Esattamente come quando ci si innamora di qualcuno, il motivo per cui si sviluppa una certa fede politica non ha fondamenta in qualcosa di spiegabile e razionale, ma può avere attinenza solo con una pulsione emotiva che, a posteriori, nemmeno la persona stessa è in grado di spiegare. Si potrebbe allora cercare di dare una lettura dell’attuale panorama politico da un altro punto di vista: cercando cioè non di spiegarlo attraverso schemi matematici e diagrammi ma attraverso simboli e categorie antropologiche. In un’epoca di grande smarrimento dei valori, come quella che stiamo attraversando, nella politica le persone cercano anche un punto di riferimento. E i primissimi punti di riferimento che ognuno di noi ha nella propria vita sono il padre e la madre. Il padre e la madre, in quanto uomo e donna, corrispondono però a due categorie ben distinte. Il padre-uomo, il padre-padrone, è colui presso il quale cercare rifugio e protezione. Una politica-padre è quella che sviluppa il clientelismo. Dal partito politico o dall’uomo politico il militante si aspetta protezione, aiuto, favori, e in un certo modo gli delega le decisioni e le responsabilità. La forma di politica imperante in questo momento corrisponde a questo schema antropologico, e il suo parallelo nelle religioni più diffuse, che hanno al centro un Dio uomo. Ma c’è anche un’altra forma di politica, che invece corrisponde alla figura della donna-madre. La donna-madre non evoca un’idea di forza, potenza e sicurezza come quella del padre-uomo, ma qualcosa di molto più profondo e motivante, se ben compreso. La madre è colei che ci fa sentire amati e ben accetti; la madre è colei che ci fa capire che siamo stati desiderati e che siamo al mondo per uno scopo. La politica madre dunque svolge la stessa funzione: ci fa sentire parte di qualcosa, non ci spinge a cercare solo rifugio e protezione ma ci chiama in causa come protagonisti della nostra vita e di quella della collettività. Ecco perché si può dire che una politica-madre sia più adulta dell’altra; ma ad oggi è ancora ben lungi dal realizzarsi ed è solo auspicabile che questo stato di cose cambi in futuro.