Il male del secolo: la depressione

Troppo spesso ancora oggi, quando si pensa ad una malattia, si ritiene che le patologie da curare siano soltanto quelle fisiche. Un raffreddore, una mialgia, una qualunque forma di infezione, virus o contaminazione sono immediatamente riconoscibili come qualcosa a cui bisogna porre rimedio per la sopravvivenza del corpo e per la sua salute, ma troppo spesso patologie che invece non si riscontrano a livello fisico vengono ignorate.

Questo per dire che ancora oggi la depressione, troppo spesso, non viene considerata come un male da curare al pari di qualunque altra patologia con manifestazioni di tipo fisiologico. Questo può avere conseguenze anche devastanti, perchè la depressione invece è una malattia a tutti gli effetti e, purtroppo, anche una malattia mortale. A riflettere su questo sono stati specialisti ed esperti di tutto il mondo intervenuti al convegno dal titolo “Depression: State of the Art 2016” che si è svolto il 26 gennaio 2016 presso la casina Pio IV in Città del Vaticano. Qui sono stati forniti dei dati a dir poco allarmanti: a soffrire di depressione in tutto il mondo sarebbero oltre 350 milioni di persone, vale a dire un numero superiore alla popolazione degli Stati Uniti d’America. Ma quel che è peggio è che i due terzi di queste persone non percepisce il fatto di essere ammalata e quindi non fa niente per curarsi. Molto spesso il loro decorso clinico li spinge al suicidio: un altro dato sconvolgente dice che un milione di persone l’anno si toglie la vita perché affetta da depressione non curata. Nell’ambito del convegno si è parlato delle varie forme che questo male oscuro può assumere, poiché purtroppo è davvero difficile da identificare e troppo spesso lo si confonde con un normale stato di spossatezza o malinconia. Una delle forme più preoccupanti che sta assumendo nella società contemporanea è quella che affligge le generazioni più giovani, spingendole a cercare l’isolamento e il distacco dalla società. Il modo migliore per curare la depressione sarebbe quello di riuscire a riconoscerla fin dalla manifestazione dei primi sintomi, i quali però spesso sono così sottili da non essere percepibili. Si parla di sbalzi di umore, perdita del sonno o dell’appetito, mancanza di voglia di fare le cose e apatia generale. Quando questi sintomi si cronicizzano potrebbe essere già tardi per intervenire. La depressione poi, spesso e volentieri, è la causa di disturbi fisiologici: molte persone affette da questo male subiscono un infarto, oppure si ammalano di tumore, e spesso diventano anche vittime di malattie degenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. Un altro aspetto da considerare è l’alta incidenza che la depressione ha sulle persone anziane: in questo caso il male non viene curato perché si pensa che esso sia congenito all’anzianità, che ne sia un risvolto inevitabile. Questo però non è affatto vero: anche gli ultra sessantacinquenni, per quanto possano aver subito un gran numero di lutti, perdite e sconfitte nel corso della loro vita, potrebbero condurre un’esistenza serena. Invece si crede che il decadimento mentale sia inevitabilmente associato a quello fisiologico: il risultato è che a togliersi la vita sono molto più spesso gli anziani rispetto ai giovani, in una misura di due ad uno. A conclusione del convegno si è dunque parlato delle varie terapie farmacologiche che possono servire ad arginare questo drammatico fenomeno, per quanto alla base della sua definitiva sconfitta sta sempre e soltanto una più profonda comprensione delle dinamiche dell’animo umano.