La riforma della Sanità in Lombardia

Mi assumo l'impegno, per la Regione Lombardia, di compilare la riforma sanitaria. Maroni blocca così le diatribe alimentate ormai da tempo all'interno  della maggioranza, e blocca le linee d'azione lanciate dagli assessori Cantù e Mantovani. Quest'ultimo, vicepresidente  regionale, circa una settimana fa ha comunicato ad alcuni membri il suo piano riguardante la riforma sanitaria.

Invece l'assessore alla Famiglia Cristina Cantù ha comunicato tramite i mezzi di stampa il suo progetto di legge, che stabilisce il tetto minimo di posti letto all'interno delle strutture ospedaliere a cinquecento, con a supporto presidi aventi non meno di centoventi ricoveri. Un progetto che, secondo gli esponenti del partito leghista, appare alquanto fuori portata, dato che porterebbe all'esclusione di circa 50 immobili tutt'ora attivi, di cui molti collocati in comuni leghisti. Per questo motivo Maroni, a ridosso della tornata elettorale europea, si è collocato in prima linea rispetto alla faccenda, dato che i progetti di legge sin qui presentati non hanno riscosso il consenso previsto, dato che la giunta di maggioranza in Lombardia è composta da Lega, Nuovo Centro Destra, e Forza Italia. Oltre alle perplessità riscosse dalla riforma della Sanità, la giunta è alle prese anche con il caso Expo, riguardo alla mala gestione degli appalti, così come era avvenuto all'epoca della giunta Formigoni, in cui è implicato anche il sistema sanitario. La comunicazione di Maroni è avvenuta a seguito delle parole della Cantù che hanno confermato l'incompatibilità con la linea espressa dal vicepresidente. Mantovani, esponente di spicco del centro destra, nelle settimane passate aveva consegnato un disegno di legge in cui si dava ampio rilievo una concentrazione delle cure specialistiche all'interno di strutture ospedaliere di grossa entità, mentre per le malattie comuni predeva l'utilizzo delle strutture sanitarie locali, i piccoli centri attualmente operativi. Recentemente è arrivata la risposta della leghista, che ha ipotizzato l'ideazione di un ente per il monitoraggio di appalti e investimenti controllato dall'opposizione, allo scopo di debellare la situazione critica su questo fronte. Si tratta in sostanza della revisione del concetto di Sanità privata, volta unicamente a un contributo di supporto agli investimenti pubblici. Si è rivelato controcorrente, in confronto alle idee proposte dal vicepresidente, anche il progetto riguardante le strutture ospedaliere di piccola entità, dato che per la Cantù gli immobili che presentano un quantitativo minore a centoventi posti letto non sono in grado di svolgere un servizio efficiente. Ma, a circa sette giorni dalla tornata europea, queste dichiarazioni potrebbero rappresentare un impedimento sul fronte leghista, dato che enti ospedalieri di piccola entità sono presenti sia a Varese che a Bergamo, due roccaforti del Carroccio. Attraverso la linea d'azione avallata dall'assessore alla Famiglia verrebbero chiuse le strutture presenti a Cuasso al Monte, con 58 posti letto, a Gazzaniga, con 74 posti letto, e a Calcinate, con 64 posti letto. Una ipotesi che il vicepresidente, nel legittimare l'esigenza di attivarsi con urgenza per una riforma della Sanità, ha dichiarato inammissibile, dato che il piano della Cantù prevede la chiusura di circa cinquanta strutture ospedaliere attualmente funzionanti. Mantovani ha dichiarato che, fino a quando sarà presente in giunta, non consentirà alcuna chiusura. Con la discesa in campo di Maroni la contesa subirà ora un freno, dato che il governatore deciderà in prima linea il piano d'azione.