Riforma Sanità: ancora tagli dalla spending review

Il documento inoltrato dall'intersindacale al Governo e agli Enti regionali, circoscrive sinteticamente le reali problematiche che stanno interessando lo stato sociale italiano. I dimezzamenti degli incentivi che colpiranno il Sistema Sanitario Nazionale, dell'ordine di circa 30 miliardi di euro, nel giro di un quadriennio, potrebbero rappresentare una prima fase dei tagli alla Sanità, se le riforme premeditate da Cottarelli riceveranno l'approvazione del Governo, il cui concetto di revisione della spesa pubblica appare, al momento, alquanto discutibile.

L'economista ha recentemente stabilito per il settore sanitario italiano un benchmark del valore del 5,25 del Prodotto Interno Lordo, adoperando, in materia di finanziamenti, il medesimo taglio, dell'ordine del 10%, che ha interessato l'esborso nazionale. Alla luce del fatto che i finanziamenti a favore del servizio sanitario sono rimasti a livello del 7% , in vista di una riduzione ragionata la decrescita dovrebbe essere pari all'1,7 per cento. Non vi sono quindi distinguo, in materia di spesa dello Stato, tra finanziamenti rivolti a medicinali, strumentazioni mediche, costi di assistenza agli infermi, e gli altri esborsi nazionali, tra cui si possono annoverare le tanto chiacchierate auto blu. Questa mancanza di priorità sul fronte delle spese statali avviene inoltre in uno stato di cose in cui, in Italia, il Sistema Sanitario Nazionale, riceve tra i finanziamenti interni più bassi a livello europeo. Ciò a cui è data la priorità, invece, è la metodologia di applicazione delle riforme, soprattutto per quanto concerne i tagli, una rigorosa matematicità figlia del metodo Cottarelli. Per quel che riguarda la lettera inviata dall'intersindacale, il sunto è la necessità di rimettere al centro della spending review le reali priorità, preso atto che la sanità pubblica rappresenta un fattore più importante di altri, settore trainante della democrazia italiana, attraverso il presupposto che la sanità debba essere erogata, con i medesimi benefici, al servizio di tutti, come illustrato dall'art. 32 della Costituzione Italiana. Dunque, anche e soprattutto sul fronte delle riforme, utili ma solo se la loro azione non va concentrata unicamente su tagli e abbassamenti scriteriati del livello di spesa, sarebbe utile applicare un'azione politica dettata dalla “circoscritta razionalità”, quindi quel tipo di ragionamento che sappia discernere tra settori prioritari e altri meno, come è appunto quello sanitario rispetto, ad esempio, a quello dei servizi a favore dei politici. Si tratta inoltre di adottare metodologie d'azione non ancorate al passato, ma che sappiano, a fronte delle nuove esigenze, prodursi in azioni sensate e mirate, a maggior ragione quando si tratta di SSN. Un altro fatto importante che sta venendo messo ampiamente in secondo piano dal Governo italiano è l'insostenibilità del precariato per quanto concerne il Servizio Sanitario Nazionale, costretto a rispettare leggi e riforme sui contratti di lavoro che mal si addicono al presupposto di un servizio pubblico, cioè quello di garantire una copertura professionale efficacie e in cui l'esperienza sia la discriminante principale in termini di idoneità. In questo modo, invece, alla stregua di un qualsiasi impiego, le risorse subiscono un turnover continuo, minando di conseguenza la qualità del sevizio. Altra questione di estrema rilevanza è la necessità di collocare con criterio i professionisti all'interno delle strutture ospedaliere e sanitarie, in modo che ogni operatore possa prestare il proprio servizio nel ruolo che più gli è idoneo, in base alle esperienze pregresse.