Lo stato della sanità in Italia

Che la sanità italiana non versi in ottime condizioni, purtroppo, è un dato di fatto. Di solito, i media pongono l’attenzione su casi di malasanità, spesso macroscopici, e sui numerosi disservizi che si registrano a carico delle strutture ospedaliere, che, in casi estremi, possono condurre anche alla morte dei pazienti in attesa di ricevere cure, o soccorso. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare, non meno rilevante, anzi, per certi aspetti di primaria importanza, ed è il settore dei farmaci.

Il sistema sanitario nazionale italiano, infatti, garantisce la gratuità solo per alcuni farmaci, mentre la maggior parte di essi devono essere pagati di tasca propria dall’ammalato; inoltre, sui farmaci grava il cosiddetto ticket sanitario, dal quale sono esenti solo poche categorie di utenti. Il Censis, il principale istituto statistico italiano, ogni anno raccoglie dei dati in materia, all’interno del cosiddetto Monitor Biomedico. Ecco cosa è emerso, relativamente ai dati raccolti nel 2014, dal report presentato a Roma agli inizi del 2015. Il primo aspetto non rassicurante che emerge sono le lungaggini tipicamente italiane. Quando un nuovo farmaco viene messo a punto (in genere tale processo richiede 15 anni) esso arriva in Italia solo dopo 427 giorni dell’approvazione data dalla comunità europea. Tempi lunghissimi, se paragonati ai 364 giorni della Francia, ai 330 della Spagna, ed ai soli 109 del Regno Unito. Lo scontento delle persone emerge dalle percentuali che il Censis ha raccolto: il 78% della popolazione italiana ritiene che siano troppi i farmaci completamente a carico del paziente, e non solo farmaci generici, ma anche farmaci specifici per la cura di malattie di grave entità, o croniche. L’83% del campione intervistato dal Censis, poi, pensa che il ticket sia una gabella iniqua, che va a penalizzare soprattutto le persone malate. Il 23,5% dei cittadini ritiene che il Servizio Sanitario Italiano non sia in grado di garantire un numero adeguato di farmaci sotto copertura di esenzione; infatti, il 58% dichiara che negli ultimi anni ha dovuto affrontare un aumento della spesa dedicata all’acquisto di farmaci rispetto agli anni passati, sintomo chiaro del fatto che sono sempre di più quelli completamente a carico del paziente. La conseguenza di questo ha anche un risvolto preoccupante, perché quasi il 30% delle persone prese a campione dal Censi dichiara anche che ha dovuto, di conseguenza all’aumento dei costi e della spesa farmacologica, ridurre il numero di farmaci acquistati. In caso di farmaci necessari, o importanti per la cura di determinate patologie, il prezzo da pagare per una Sistema Sanitario insufficiente e inadeguato è quello di mettere a repentaglio la salute dei cittadini. Certamente, questi dati vanno inseriti in un contesto più vasto: un altro dato da tenere presente è che l’età media della popolazione italiana si è enormemente innalzata, e un numero sempre maggiore di persone fa affidamento sui farmaci per migliorare la qualità della sua vita, spesso anche per allungarla in presenza di patologie più o meno gravi. Quindi, l’aspettativa dei pazienti nei confronti dell’efficacia e della disponibilità dei farmaci è ad un livello molto alto, e da questo può derivare il diffuso scontento circa i servizi offerti dallo Stato Italiano. Quel che è certo, è che le risorse sono troppo poche per mettere al Servizio Sanitario Nazionale di mettere sempre a disposizione farmaci nuovi, e quindi un intervento risolutore può avvenire solo in sedi istituzionali.